giovedì 25 maggio 2017

Condivisioni


La cava abbandonata. A Cerreto, nel nostro Comune, c’è una cava abbandonata da un decennio o più, un taglio verticale di oltre 60 metri sull’affaccio della montagna verso il lago Trasimeno. Una ferita in un paesaggio eccezionale come quello che guarda il nostro lago e i nostri borghi.  Negli ultimi mesi la cava dismessa è stata acquistata all’asta da un privato, una ditta locale che gode, tra gli addetti ai lavori, di ottima reputazione. Si tratta di un caso di scuola nel quale interessi molto rilevanti confliggono tra di loro. Da una parte c'è l’iniziativa imprenditoriale di un privato, che ha acquistato una cava attiva in condizioni pesaggistiche disastrose, e che prospetta, tramite la coltivazione della cava, di soddisfare l’interesse pubblico al riambientamento della stessa e dall’altra la forte preoccupazione per la possibilità di riflessi negativi che il transito pesante dei camion in uscita dalla cava può creare dal punto di vista delle attività legate al turismo e alle zone di pregio ambientale vicine alle direttrici di transito.


La condivisione. La sensibilità su questi punti è altissima e, sicuramente, legittima. Vi sono infatti persone e famiglie che hanno costruito una loro attività economica e sociale in quella zona, magari con un piccolo agriturismo o ristrutturando una casa colonica che è elemento simbolico del nostro paesaggio agricolo, elementi di un tessuto socio-economico locale che non possiamo non prendere in considerazione dal punto di vista olistico del nostro territorio, aldilà del valore veniale di ogni singolo bene. Non esiste in questi frangenti una formula che salvaguardi per intero ogni interesse ed il lavoro migliore che si può fare è quello di contemperare gli interessi in gioco nella maniera più equilibrata possibile. 

La parete della cava
foto presa dal profilo Facebook della cava (!)
Cittadini adulti o bambini. Quello che vorrei fosse chiaro però è che su questo punto, come su tutte le altre questioni decennali che ci siamo trovati ad affrontare in questi tre anni, la partita si giocherà sempre trattando i nostri concittadini come adulti e non come bambini, mettendo sul tavolo tutti i dati che abbiamo, anche quando questi fossero spiacevoli. Non ci è mai piaciuto infatti chi dice alle persone solo quello che vogliono sentirsi dire, cambiando accenti e posizioni a seconda dell’interlocutore con il quale ci si trova a discutere. E’ una mancanza di rispetto ed un trattamento che credo nessuno si meriti di ricevere. Molti mi dicono che dal punto di vista politico questo atteggiamento non paghi, ma tanto non c’è problema, nessuno ha ambizioni carrieristiche e tutti guardiamo esclusivamente a completare in maniera dignitosa il mandato quinquennale che ci è stato assegnato e che attraversa un periodo costellato di difficoltà vecchie e nuove. 

Unire, non dividere. Indubitabilmente la vicenda della cava di Cerreto è uno snodo delicato e altri avrebbero preferito la soluzione più praticata in Italia quando si prospetta un problema: “non facciamo niente, ci penserà qualcuno dopo di noi”. Posso dire con sicurezza che a questa amministrazione il girarsi dall’altra parte è un esercizio che non è mai piaciuto. Potremo sbagliare, e sicuramente qualche sbaglio lo abbiamo fatto o lo faremo, del resto siamo umani. Ma su tutte le vicende che toccano in maniera così forte gli interessi e la vita dei nostri concittadini ogni decisione sarà presa sentendo tutte le persone interessate, tutte le sensibilità e cercando di tenere la nostra comunità più unita possibile, senza cavalcare, creare o addirittura spronare divisioni perché, per quanto potremo avere idee diverse siamo tutti abitanti dello stesso territorio che condivideranno la stessa sorte. Non saranno i cento metri di dislivello tra le case degli uni o degli altri a fare la differenza. E mettere gli uni contro gli altri, visto che adesso c’è anche chi vuole riesumare la favola di Panicale contro Tavernelle, non fa gli interessi di nessuno perché quando una comunità marcia separata come singoli non ci si salva e semplicemente si soccombe agli interessi di altri territori che hanno saputo restare uniti. Come si può chiaramente vedere in mille esempi quotidiani, una comunità divisa è votata al declino. 




lunedì 27 giugno 2016

Basta chiedere



Il referendum sta giocando un ruolo sempre più pesante negli avvenimenti di politica interna e internazionale dei paesi europei. Si è cominciato con il sottoporre a referendum l’ingresso in Europa e siamo arrivati al sottoporre l’uscita dall’Unione. Ogni volta che la politica si rivolge allo strumento del referendum rimette agli elettori la delega che gli è stata data con le elezioni e si sottrae alla responsabilità di decidere. 
Anche decidere di non decidere è una grande responsabilità.

Prima infatti di dare la parola agli elettori occorre che vi sia quello che in medicina si chiama “consenso informato”. Quando è stato indetto il referendum sull’acqua pubblica c’è stato tempo e modo di informare i cittadini sui pro e i contro di una simile decisione. Già il referendum sul nucleare sull’onda del disastro di Chernobyl può essere indicato come una prova non perfettamente riuscita, per quanto era grande la componente emotiva che pesava sulla decisione. Il referendum sull’accettazione delle condizioni poste alla Grecia ha cominciato a far capire quanto sia inclinato il piano che porta a sottoporre temi di macroeconomia e geopolitica alla consultazione popolare. L’ultimo referendum tenuto in Inghilterra per l’uscita dall’Unione Europea è il sintomo di quanto ci sia spinti in la’ con questo strumento, arrivando a derive patologiche.

La democrazia diretta funziona fin quanto tutti sanno cosa decidono, quali alternative ci sono e quali effetti hanno le decisioni prese. Se invece il tutto si trasforma in tifo, o se gli argomenti sono troppo complessi perché possano essere di facile consultazione, o quando è mancato il “consenso informato” gli unici a rimetterci sono i cittadini stessi. Mi pare assolutamente insensato sottoporre a referendum un argomento così vasto, complesso e decisivo per le sorti di una nazione come l'uscita dall'Unione Europea.

Era il 1963 quando Adenauer e De Gaulle firmarono il Trattato dell’Eliseo tra Germania e Francia, si trattava di pacificare e creare una collaborazione tra due stati che fino a qualche anno prima si erano combattuti in maniera spietata, con reciproche invasioni dei propri territori. Sicuramente una buona parte dei francesi serbavano ancora il ricordo doloroso dei loro cari uccisi o deportati dalle truppe tedesche. E anche molti tedeschi non vedevano di buon occhio il nemico di qualche anno prima. Eppure la visione politica dei loro leader fu superiore perché i loro stessi cittadini li riconoscevano come tali; non chiamarono i loro elettori ad un referendum che avrebbe corso il grandissimo rischio di affossare qualsiasi iniziativa di questo tipo e misero i primi mattoni per quella che adesso è l’Unione Europea.

Tra poco alla prova è chiamato il nostro Paese. Se riusciremo a proiettarlo nella dimensione di una democrazia con una camera che decide e vigila sul Governo e l’altra che rappresenta le istituzioni locali avremo compiuto un primo, imperfetto, passo verso lo snellimento della macchina burocratica, riducendo della metà il numero dei parlamentari e portando nel tempo anche qualche buon risparmio. Ma sopratutto consentendo una rapidità delle decisioni che adesso è essenziale. Dai referendum non si torna indietro, si tratta di un momento epocale che segnerà in bene o in male la storia dell’Italia. Attenzione a pensare che sia un referendum pro o contro un governo, pro o contro un premier. Si tratta del nostro Paese e se si rimanda ulteriormente l’appuntamento con la storia poi sarà la storia a fare da sola. Grecia e Inghilterra insegnano.

lunedì 5 ottobre 2015

Una nuova speranza

Quando qualche anno fa mi sono avvicinato alla politica e in particolare al Partito Democratico, si viveva nella situazione, peraltro ancora molto diffusa, di un partito con i circoli vuoti e, tranne qualche raro caso, una partecipazione assolutamente minoritaria a quella che, nel bene e nel male, è la vita politica del partito principale che decide le sorti del nostro paese.

Due eventi, che hanno confermato e stanno dando corpo e gambe a quella che è la politica del nuovo PD umbro guidato dal segretario Leonelli, hanno cambiato questa percezione. L’evento tenuto al teatro Lirick di Assisi e quello tenuto alla Rocca Paolina di Perugia hanno segnato la volontà della nuova classe politica di aprirsi all’esterno, di accogliere idee e programmi, di portare quelle che sono le soluzioni che ogni cittadino con la sua intelligenza può concepire ad essere prese in considerazione, discusse, valutate e, se meritevoli, proposte per la loro messa in atto. Ognuno può in questa maniera contribuire con la propria volontà, con le proprie idee, con la propria intelligenza al futuro di una formazione politica come quella del Partito Democratico.

Se l’iniziativa tenuta al Lirick in periodo di campagna elettorale poteva essere tacciata di essere un evento prettamente elettorale, quella alla Rocca Paolina ha confermato come questa sia una nuova visione, una nuova direzione alla quale anche gli amministratori locali e regionali del Partito Democratico stanno partecipando. In particolare il dialogo che si sta creando con la nuova giunta regionale ed i consiglieri eletti potrà portare, ed i primi segnali ci sono già, a conseguenze positive anche per il nostro territorio di riferimento, quello del Trasimeno e della Valnestore.


Adesso sta ad ogni singolo territorio attivarsi e riproporre questo tipo di rapporto con i cittadini, per riportare in primo piano le idee, in particolare quelle dei giovani, la mancanza delle quali ha determinato la crisi della politica che stiamo vivendo. Ed è proprio per uscire da questa crisi che dobbiamo tutti impegnarci in questa direzione.

lunedì 13 aprile 2015

Oltre Panicale, oltre il Trasimeno. Umbria.

Dopo gli ultimi mesi nei quali mi sono occupato della pagina facebook dell'amministrazione comunale di Panicale, torno a scrivere qui per affrontare l'argomento delle elezioni regionali. 

Anche se a volte la sentiamo lontana l’Amministrazione regionale entra in tutti gli ambiti della nostra vita quotidiana. Dalla sanità, alle strade, al turismo, allo sviluppo economico. Come territorio abbiamo tutta una serie di problemi che i Comuni da soli semplicemente non possono risolvere, a volte neppure affrontare. 

Ma fermarsi alle lamentele sulla difficoltà di risolvere i problemi non è il nostro compito. 

Il compito che ci è stato affidato è quello di risolverli. O almeno di provarci fino in fondo, fino all’ultima possibilità. Crediamo che i nostri problemi, quelli della Valnestore e quelli del Trasimeno in generale, e le soluzioni che gli amministratori ed i cittadini propongono debbano poter arrivare in Regione, per poi essere valutati, con una voce del territorio. Il Circolo PD di Colle san Paolo, l'Unione Comunale del PD di Panicale e la Federazione del Trasimeno hanno individuato in Alessia Dorillo la rappresentante del territorio per le prossime elezioni regionali e ieri la sua candidatura è stata ratificata dall'assemblea regionale della quale faccio parte. A lei il difficile compito di portare avanti le questioni ed i problemi di un territorio colpito dalla crisi in maniera più dura di altri. 

I nostri concittadini aspettano dalla Regione delle risposte su aspetti importantissimi: il lavoro, la sanità, le infrastrutture. Conoscendo bene Alessia so che saprà dare il suo contributo per fargliele avere.

venerdì 30 maggio 2014

L'antenato di ogni azione è un pensiero.



Correva l'anno 2011 quando ho pensato per la prima volta di assumere un ruolo attivo nella vita politica. Lunedì sono stato eletto come consigliere comunale a fianco del nuovo sindaco di Panicale, Giulio Cherubini. Nei prossimi giorni ci aspettano già decisioni importanti come Amministrazione perché il tempo non si ferma per nessuno, nemmeno per i sindaci appena eletti. Il Sindaco è già all'opera sui temi di ampio respiro mentre a livello territoriale abbiamo già in cantiere la fase di consultazione. Torneremo con i nostri consiglieri ognuno sul proprio territorio e organizzeremo il da farsi, insieme ai cittadini. Compileremo assieme la lista delle priorità e dei temi da affrontare a livello di frazione. E' quello che pensavamo di fare, è quello che faremo. 

lunedì 26 maggio 2014

Una nuova speranza.


Un risultato storico quello delle elezioni europee. Anche da noi in Umbria. Una storica vittoria del Partito Democratico e dei suoi iscritti ed elettori. Una fiducia che non deve essere tradita. In molti hanno percepito che l'obiettivo di maggiore uguaglianza e considerazione per i cittadini è condiviso con coloro che hanno votato il M5S. Il PD non condivide il suo metodo che lo relega alla perenne opposizione, non condivide il suo verbo che richiama immagini di scherno, violenza o addirittura di quei processi sommari che abbiamo con tanta fatica e tanto sangue lasciato alle nostre spalle. Una spinta fortissima per il nuovo Partito Democratico. Gli elettori hanno scelto di rimanere in Europa, rimettendola in discussione nelle modalità di gestione della situazione economica ma non nel suo impianto generale. Aspettiamo fiduciosi lo spoglio delle elezioni amministrative di questo pomeriggio alle 14. Comunque vada abbiamo in programma un rinnovato impegno politico e nuove iniziative per riportare la buona politica tra i cittadini. Abbiamo in mente un nuovo rapporto con le persone, un nuovo futuro, una nuova speranza.


La foto è di Francesco Segantini

sabato 24 maggio 2014

Grazie, comunque vada.


Niente propaganda politica oggi ma solo un grande ringraziamento a tutti coloro che ci hanno seguito in questi ultimi periodi. A tutti gli attivisti, gli entusiasti e i meno entusiasti, a tutti coloro che per ogni parte politica hanno dato le gambe alle idee che vogliono portare avanti. A tutti coloro che a viso aperto (e anche a brutto muso) mi hanno detto in faccia cosa ne pensavano delle mie idee. Nessuno di noi evidentemente ha dalla propria parte la verità assoluta, ciascuno di noi è comunque depositario di una parte di essa.

Un grazie particolare al circolo di Colle san Paolo. Una comunità che mai avevo vissuto come in questi ultimi mesi nei quali ho scoperto una quantità di persone dalle quali ho tanto da imparare in termini di disponibilità, onestà e impegno per gli altri. Persone per le quali il volontariato civile e sociale è una splendida normalità. Persone che ti fanno trovare la colazione la mattina delle primarie quando devi stare un giorno intero al seggio; che sono sempre disponibili a dare una mano, un consiglio. Persone con le quali ridere delle leggerezze del giorno o discutere delle difficoltà della vita.

Grazie.




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La cava abbandonata. A Cerreto, nel nostro Comune, c’è una cava abbandonata da un decennio o più, un taglio verticale di oltre 60 metri su...